Google AI Mode rappresenta l’evoluzione più recente della ricerca online, integrando l’intelligenza artificiale generativa per offrire risposte dirette e conversazionali anziché semplici elenchi di link. Questa funzionalità, disponibile tramite app Google Search e browser Chrome, analizza le informazioni web per sintetizzarle in tempo reale, mantenendo il contesto delle tue domande successive.
Cos’è AI Mode e i suoi utilizzi principali
AI Mode trasforma la ricerca tradizionale in un’esperienza immersiva, infatti, i modelli linguistici di Google elaborano la tua query e generano testi completi che rispondono direttamente, senza obbligarti a navigare tra siti multipli. Puoi sfruttarla per ottenere spiegazioni semplificate di concetti complessi, guide passo-passo o traduzioni contestuali, con la possibilità di approfondire in modo naturale attraverso un dialogo continuo. Rispetto ad altre feature come AI Overview, offre un livello di interattività superiore, inizialmente disponibile su Pixel 9, Pixel 9 Pro, Pixel 9 Pro Fold e Chrome aggiornato.
Ricerca classica contro AI Mode
La differenza chiave emerge dal processo di elaborazione e dall’output finale, come mostrato nella tabella qui sotto.
| Caratteristica | Ricerca classica | AI Mode |
| Processo | Recupero di link algoritmici (SERP) | Sintesi automatica di contenuti web |
| Output | Elenco di pagine, video e immagini da valutare manualmente | Testo riassuntivo generato e contestuale |
| Interattività | Ricerche indipendenti, senza memoria del contesto | Conversazione “stateful” con domande successive collegate |
| Ruolo utente | Deve assemblare informazioni da più fonti | Riceve risposte pronte all’uso, con link opzionali a supporto |
Ad esempio, una query classica su “cinetica” restituisce Wikipedia e video educativi da consultare autonomamente, mentre con AI Mode puoi specificare “Spiegami la cinetica come a un anziano” per un testo discorsivo immediato, seguito da “E con esperimenti pratici?” senza ripetere il contesto. Allo stesso modo, se cerchi come “risparmiare sulla spesa”, passi da articoli sparsi a una guida diretta personalizzabile su costi e market diversi.
Attivazione su smartphone Android
Per attivare AI Mode, inizia aggiornando l’app Google o Chrome dal Play Store all’ultima versione disponibile. Accedi poi al menu del profilo in alto a destra, cercando l’opzione “AI Mode” o navigando in Impostazioni > Impostazioni di ricerca: un semplice flag la abilita. Nota che il rollout è graduale, quindi l’opzione potrebbe non apparire subito sui dispositivi compatibili, anche se possiedi un modello supportato.
Funzionalità principali in pratica
AI Mode privilegia query in linguaggio naturale, sia scritte che dettate, e supporta input multimodali come foto o screenshot tramite Google Lens – ideale per identificare oggetti reali e ottenere istruzioni precise, come sostituire una gomma bici da un’immagine. Le conversazioni mantengono il contesto per approfondimenti fluidi, mentre le risposte si salvano o condividono facilmente con altre app. Un caso d’uso efficace è invocarla su pagine web lunghe in Chrome con “Riassumimi questo contenuto”, per sintesi immediate senza perdite di tempo.
Privacy e controllo dati
Google gestisce le interazioni con AI Mode secondo le sue politiche standard, infatti, le conversazioni vengono salvate temporaneamente, potenzialmente riviste in forma anonimizzata da umani per affinare i modelli e ridurre errori o bias. Tutto è tracciato nella cronologia Attività web e app del tuo account, accessibile da Il mio account > Dati e privacy, dove puoi visualizzare, eliminare o impostare cancellazioni automatiche dopo 3 o 18 mesi. Disattivarla è altrettanto semplice, revertendo alla ricerca classica in qualsiasi momento.
Disponibilità attuale e prospettive
Il rilascio è progressivo come ti abbiamo anticipato, partendo dalla beta negli USA con focus sull’inglese, per poi espandersi in Europa e Italia con supporto multilingue europeo. La compatibilità iniziale privilegia Pixel 9 e Chrome su mobile/desktop, ma si allargherà a top di gamma Android entro il 2026. Lo scopo è ridefinire la ricerca globale, rendendola accessibile ovunque.

